venerdì 24 febbraio 2012

"100 anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio" James Hillman, Michele Ventura

Oggi in psicoterapia va di moda il “bambino interiore”. In questo consiste la terapia – si torna indietro fino all’infanzia. Ma se si guarda indietro, non si guarda intorno. Questo viaggio all’indietro costella quello che Jung chiamava l’ “archetipo del fanciullo”. Ora, l’archetipo del fanciullo è per sua natura apolitico e privo di potere, non ha nulla a che fare con il mondo politico. E così l’adulto dice: “Bene, riguardo al mondo cosa posso farci? È una cosa più grande di me”. Ecco cosa dice l’archetipo del fanciullo. “Tutto quello che posso fare è entrare in me stesso, lavorare alla mia crescita, al mio sviluppo […]”. Ma questo è un disastro per il nostro mondo politico, per la nostra democrazia. La democrazia dipende da cittadini estremamente attivi, non da bambini. […] La parola crescere è una parola che va bene per i bambini… Se dopo una certa età si comincia a crescere, si tratta di cancro.


[…] Sono indignato e sconvolto dopo aver guidato sulla superstrada per andare dal mio analista. Quei dannati camion quasi mi buttavano fuori strada. Sono terrorizzato, sono nella mia utilitaria e arrivo dal mio analista che tremo ancora. Lui mi dice: “Dobbiamo parlarne”. Così cominciamo a parlarne, e scopriamo che mio padre era un figlio di puttana, un bruto, e che tutta questa faccenda del camion mi ricorda lui. Oppure scopriamo che mi sono sempre sentito fragile e vulnerabile, e che c’erano sempre ragazzi più grossi, col cazzo più grosso, e quindi questa macchina dove sto io è un tipico esempio della mia pelle sottile, della mia fragilità e della mia vulnerabilità. Oppure parliamo del mio istinto di potenza, del fatto che in realtà avrei voluto essere un camionista. Trasformiamo la mia paura in ansia – uno stato interiore. Trasformiamo il mio presente in passato, in una discussione su mio padre, la mia infanzia. E trasformiamo la mia indignazione – nei confronti dell’inquinamento, del caos o di qualunque cosa mi susciti indignazione – in rabbia e ostilità. Ancora una volta, una condizione interna; mentre era partita come indignazione, un’emozione quindi. Le emozioni sono essenzialmente sociali. Il termine emozione deriva dal latino ex-movere, muovere da. Le emozioni mettono in contatto con il mondo. La terapia introverte le emozioni; chiama “ansia” la paura. E tu la ritiri indietro e ci lavori dentro di te. Non lavori psicologicamente su ciò che quella indignazione ti sta dicendo riguardo alle buche nella strada, ai camion, alle fragole della Florida, nel Vermont a marzo; o sull’esaurirsi del petrolio, sulla politica energetica, le scorie nucleari, o quella povera vagabonda laggiù con i piedi tutti piagati. […]


Scriva questo punto in corsivo, in modo che non sfugga a nessuno: questo non vuol dire negare che uno abbia bisogno di andare all’interno – ma dobbiamo vedere cosa si fa quando si va all’interno. […]


Non è necessario liberarsi di quel desiderio di essere amati, ma è necessario smettere di pretendere che sia nostro padre ad appagarlo: nostro padre è l’oggetto sbagliato. E allo stesso modo non dobbiamo eliminare il sentimento di subire violenza – probabilmente quel sentimento di subire violenza, quel sentimento di impotenza, è molto importante. Forse però dovremmo immaginare che ciò che ci fa violenza non è tanto il passato quanto l’attuale situazione del “mio lavoro”, della “mia finanza”, del “mio governo” – di tutte le cose con le quali viviamo. Ecco che allora lo studio dell’analista diventa una cellula rivoluzionaria, perché ci si interroga anche su “ciò che, proprio adesso, mi sta facendo violenza”. Sarebbe una grande avventura per la terapia parlare in questo modo.»

mercoledì 11 gennaio 2012

La trappola delle ragioni e dei torti nel rapporto genitori - figli

Il rapporto genitori-figli travalica il tempo e le ere ma i problemi rimangono nonostante l'evoluzione della società.

Essere dei punti di riferimento nella vita dei nostri figli non significa imporre loro le nostre credenze e le nostre convinzioni, che a loro volta ci sono state tramandate e da noi assorbite in maniera più o meno obiettiva, ma semplicemente far capire che noi ci siamo nonostante tutto.

Il valore più grande da trasmettere è l'indipendenza nella valutazione e nelle scelte, una capacità decisionale che deve iniziare dalle piccole cose, anche banali perchè ciò li fortificherà e li renderà meno insicuri, adolescenti meno insicuri ...uomini meno insicuri...padri e madri meno insicuri.

Quante volte decidiamo noi per loro perchè pensiamo di possedere la pietra filosofale di una verità recondita e quante volte sbagliamo perchè non li abbiamo ascoltati con orecchi e suoni diversi ????

La trappola dunque delle ragioni e dei torti!!

L'essere nel giusto o in errore parla il linguaggio delle nostre proprie nozioni di giusto o sbagliato, che sono talvota di ostacolo alla nostra felicità e di chi ci ruota attorno.

I concetti di torto o ragione non sono che le nostre universali convinzioni...dettati da dogmi sui cui si posa il nostro mondo ma che certamente non vanno bene per tutti poichè noi tutti siamo diversi.

La nostra esigenza di trovare una risposta giusta è forse in parte dovuta alla ricerca di certezza sulla paura dell'ignoto. Può darsi che essa sia solamente un aspetto per la nostra passione per le dicotomie, per dividere il mondo in bianco e nero, in ciò che è buono o in ciò che è cattivo.....

Ma ben poche cose rientrano in categorie cosi' perfettamente delineate.


Ed ecco allora discussioni interminabili !


Qui non si tratta di avere ragione o torto ma di punti di vista diversi.

Che fare allora ???

L'unico modo di uscire da questa trappola è di smettere di ragionare in termini semplicistici di torto o ragione.


Dobbiamo semplicemente concerere agli altri di avere un'opinione diversa, rinunciando alle nostre esigenze, talvolta nevrotiche, di voler ergersi a sapienti guru e ristabilire una certa misura di comunicazione.

Ragioni e torti, qualunque essi siano, vertono tutti su delle mere convenzionalità e queste sono di intralcio particolarmente quando entrano in conflitto con quelle che un'altra persona può avere.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il senso di colpa

Il senso di colpa viene a far parte della struttura emozionale di una persona ed è appreso in tenerissima età, persistendo nell'adulto come un residuo della propria reazione ad un determinato evento infantile.

Oltre a ciò solitamente ci autoimponiamo un senso di colpa per aver infranto qualcosa a cui crediamo. Spesso si tratta di frasi o solitamente ammonizioni che incidono la nostra emotività più profonda, legate ad un passato lontano che ci portiamo dietro.

Si tratta di un'emozione futile perchè ci paralizza e ci porta via il nostro presente visto e considerato che non possiamo cambiare ciò che è stato o sarà.



Il senso di colpa è un sistema efficace per manipolare le azioni degli altri, dei figli, per tenere a bada personalità ribelli.

Come uscirne?

Ci sono alcune strategie da adottare...vediamole!

Innanzitutto non guardare al passato come qualcosa di immutabile, cercando invece di trarre lezioni utili da esso.

Secondo ..domandarsi che cosa stiamo evitando nel nostro presente col senso di colpa intorno al passato e terzo ..accettare certe cose di noi stessi che non possono piacere e non sono mai piaciute agli altri compreso ai nostri amati genitori.

Oltre a ciò è necessario riconsiderare i nostri valori e vivere in base ai valori che noi abbiamo scelto e non imposti da altri e non ultimo insegnare alle persone che tentano di manipolarci col senso di colpa che siamo perfettamente in grado di far fronte al loro disappunto e/o approvazione.



Tale dunque è il senso di colpa nella nostra cultura..utile strumento per manipolare gli altri e futile spreco di tempo ... non facile da attuare ma assolutamente possibile...Io posso ..Io voglio!