mercoledì 11 gennaio 2012

La trappola delle ragioni e dei torti nel rapporto genitori - figli

Il rapporto genitori-figli travalica il tempo e le ere ma i problemi rimangono nonostante l'evoluzione della società.

Essere dei punti di riferimento nella vita dei nostri figli non significa imporre loro le nostre credenze e le nostre convinzioni, che a loro volta ci sono state tramandate e da noi assorbite in maniera più o meno obiettiva, ma semplicemente far capire che noi ci siamo nonostante tutto.

Il valore più grande da trasmettere è l'indipendenza nella valutazione e nelle scelte, una capacità decisionale che deve iniziare dalle piccole cose, anche banali perchè ciò li fortificherà e li renderà meno insicuri, adolescenti meno insicuri ...uomini meno insicuri...padri e madri meno insicuri.

Quante volte decidiamo noi per loro perchè pensiamo di possedere la pietra filosofale di una verità recondita e quante volte sbagliamo perchè non li abbiamo ascoltati con orecchi e suoni diversi ????

La trappola dunque delle ragioni e dei torti!!

L'essere nel giusto o in errore parla il linguaggio delle nostre proprie nozioni di giusto o sbagliato, che sono talvota di ostacolo alla nostra felicità e di chi ci ruota attorno.

I concetti di torto o ragione non sono che le nostre universali convinzioni...dettati da dogmi sui cui si posa il nostro mondo ma che certamente non vanno bene per tutti poichè noi tutti siamo diversi.

La nostra esigenza di trovare una risposta giusta è forse in parte dovuta alla ricerca di certezza sulla paura dell'ignoto. Può darsi che essa sia solamente un aspetto per la nostra passione per le dicotomie, per dividere il mondo in bianco e nero, in ciò che è buono o in ciò che è cattivo.....

Ma ben poche cose rientrano in categorie cosi' perfettamente delineate.


Ed ecco allora discussioni interminabili !


Qui non si tratta di avere ragione o torto ma di punti di vista diversi.

Che fare allora ???

L'unico modo di uscire da questa trappola è di smettere di ragionare in termini semplicistici di torto o ragione.


Dobbiamo semplicemente concerere agli altri di avere un'opinione diversa, rinunciando alle nostre esigenze, talvolta nevrotiche, di voler ergersi a sapienti guru e ristabilire una certa misura di comunicazione.

Ragioni e torti, qualunque essi siano, vertono tutti su delle mere convenzionalità e queste sono di intralcio particolarmente quando entrano in conflitto con quelle che un'altra persona può avere.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il senso di colpa

Il senso di colpa viene a far parte della struttura emozionale di una persona ed è appreso in tenerissima età, persistendo nell'adulto come un residuo della propria reazione ad un determinato evento infantile.

Oltre a ciò solitamente ci autoimponiamo un senso di colpa per aver infranto qualcosa a cui crediamo. Spesso si tratta di frasi o solitamente ammonizioni che incidono la nostra emotività più profonda, legate ad un passato lontano che ci portiamo dietro.

Si tratta di un'emozione futile perchè ci paralizza e ci porta via il nostro presente visto e considerato che non possiamo cambiare ciò che è stato o sarà.



Il senso di colpa è un sistema efficace per manipolare le azioni degli altri, dei figli, per tenere a bada personalità ribelli.

Come uscirne?

Ci sono alcune strategie da adottare...vediamole!

Innanzitutto non guardare al passato come qualcosa di immutabile, cercando invece di trarre lezioni utili da esso.

Secondo ..domandarsi che cosa stiamo evitando nel nostro presente col senso di colpa intorno al passato e terzo ..accettare certe cose di noi stessi che non possono piacere e non sono mai piaciute agli altri compreso ai nostri amati genitori.

Oltre a ciò è necessario riconsiderare i nostri valori e vivere in base ai valori che noi abbiamo scelto e non imposti da altri e non ultimo insegnare alle persone che tentano di manipolarci col senso di colpa che siamo perfettamente in grado di far fronte al loro disappunto e/o approvazione.



Tale dunque è il senso di colpa nella nostra cultura..utile strumento per manipolare gli altri e futile spreco di tempo ... non facile da attuare ma assolutamente possibile...Io posso ..Io voglio!

martedì 15 novembre 2011

La pendenza: la dimensione orizzontale della scrittura

Quando scriviamo, esprimiamo la nostra attuale situazione, quindi tutta la scrittura è un'istantanea grafica di quell' esatto momento.

Scrivere, tuttavia, è anche un movimento sequenziale che ha luogo nel tempo.

L'inizio di un messaggio è da considerarsi un momento "già passato" rispetto alla sua fine. L'inizio di una riga a sinistra della pagina è più "datato" rispetto alla fine della stessa riga a destra.

Nel mentre ci allontaniamo dalla sinistra della pagina, ci proiettiamo verso il futuro, ci allontaniamo dal nostro passato.
Mentre progrediamo verso destra, noi ci lanciamo verso i nostri obiettivi.

La sinistra della pagina rappresenta simbologicamente tutto ciò che riguarda il nostro passato.

La destra della pagina riguarda il nostro futuro.

Potremmo dire che il movimento da sinistra a destra attraverso il tempo ha luogo lungo la linea di base, in una dimensione orizzontale.. in definitiva qui si svolgono le azioni che implicano un contatto con l'ambiente.

Il movimento orizzontale è dunque una misura dell' orientamento esterno e dello sviluppo sociale.

Qui possiamo osservare il modo in cui lo scrittore affronta le situazioni della vita, le proprie abilità di comunicare e come esprime se stesso emotivamente, le proprie scelte di comportamento e i propri obiettivi.
Lungo il piano orizzontale, si rivelano tutti questi aspetti della personalità.

L'angolazione della pendenza osservata nella scrittura ci dirà la natura della personalità dello scrittore stesso, più di qualsiasi altra considerazione su ulteriori movimenti orizzontali.

E' dunque estremamente importante riconoscere le differenze tra le valutazioni delle diverse zone della scrittura in quanto in esse sono racchiuse sia il carattere interno che il comportamento dello scrittore stesso.